Il Lario, Giano bifronte

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di Giorgio Civati

Succedono cose davvero strane a Como e dintorni. Solo per restare a questi ultimi giorni, per esempio, Cartier ha scelto il Lago di Como, i suoi alberghi stellati e un contesto naturalistico unico per promuovere la nuova collezione di gioielli: Cartier, uno dei big del settore e del lusso. L’Italia, poi, ha “inaugurato” la stagione turistica post pandemia ancora a Como, con il ministro Massimo Garavaglia e il presidente della Lombardia Attilio Fontana in Tremezzina, poi in giro per il capoluogo e dintorni. Una “botta” di popolarità e risalto per il territorio che giunge dopo molte altre manifestazioni di apprezzamento, per esempio quei Dolce & Gabbana che qualche anno fa tennero la presentazione delle loro creazioni di moda a Villa Olmo. Evidentemente il Lario ha quel “qualcosa in più” unanimemente riconosciuto, tra star e industriali, politici e, ultime ma non ultime, influencer varie che svacanzano dalle nostre parti con immancabili foto sui social visualizzate da milioni di persone.

Tutto bene, se non fosse che le situazioni, i riscontri e gli apprezzamenti descritti fanno a pugni con una realtà che è ben diversa. Peggiore. Come dimenticare l’infinita questione della paratie e di un lungolago ferito da anni e almeno fino al 2023? O la Ticosa, rudere inguardabile che però si presenta a chiunque percorra viale Innocenzo? Allargando lo sguardo, c’è la Pedemontana e la tangenzialina di Como. Altro nodo la variante della Tremezzina che non è più un’idea ma un progetto con date, soldi, tracciato. Ma la cui realizzazione probabilmente richiederà la chiusura della Statale Regina – al momento e da secoli l’unica via di comunicazione su quella sponda del Lago di Como – per quattro mesi, con conseguenze pesantissime. Ci penseremo, ci dicono, ma non ci si poteva pensare già prima? La Como bella, anzi bellissima nasconde dunque – nemmeno tanto… – molte magagne.

Qualcuna vecchia di decenni, altre recenti, tutte caratterizzate da una serie di errori che ci sembrano sempre quelli. Scarsa capacità di visione a lungo termine e di lungimiranza progettuale, poca iniziativa comune tra i vari attori del territorio, perfino incapacità diffusa nella manutenzione ordinaria, nella salvaguardia di quanto già esiste e funziona. E poi i tempi, i tempi biblici di ogni iniziativa pubblica, soprattutto del Comune di Como. Che dire dell’erba del lungolago? Hanno rubato le centraline dell’irrigazione, e ovviamente Palazzo Cernezzi non c’entra, né come istituzione politica e nemmeno come ente operativo. Però se l’erba fa in tempo a morire prima che qualcuno se ne accorga, anche se le centraline dell’irrigazione si trovano in ogni supermercato o negozio di articoli da giardino, allora Cartier non basta a fare davvero bello come vorremmo il nostro territorio.

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