Il peccato originale di via Borgovico

opinioni e commenti di marco guggiari

di Marco Guggiari


La vicenda di via Borgovico è nota. Si presta però, a distanza di alcuni giorni, a qualche considerazione. La prima è la pervicacia con la quale il Comune di Como ha provato e riprovato sul campo ad aprire e, inevitabilmente, richiudere il cantiere. Un’ostinazione che poteva e doveva essere evitata, come del resto la paralisi del traffico in città, se solo avesse avuto la meglio il ragionamento.

Erano numerosi gli elementi che sconsigliavano l’azzardo: il “tappo” che si sarebbe creato, l’inadeguatezza e, quindi, l’impossibilità pratica di una soluzione alternativa quale la deviazione lungo l’angusta e pendente via Bixio tutta a curve, il compimento dell’opera in costanza di altri cantieri, primo fra tutti quello da tempo in corso lungo l’autostrada con conseguente transito di mezzi pesanti sulla viabilità ordinaria, la presenza in città e nel Comasco di innumerevoli turisti. Tutti fattori risaputi e perfino intuitivi.
Il punto decisivo, però, è stato il mancato ricorso da parte del Comune a una verifica preventiva non impattante che avrebbe evitato i disagi patiti, la conseguente retromarcia e il florilegio che ne è seguito, con imbarazzanti dichiarazioni pubbliche.


Ci riferiamo alla possibilità dell’utilizzo di uno strumento di simulazione espressamente previsto dal nuovo Piano Generale del Traffico Urbano (Pgtu). Si tratta di uno specifico software che permette di impostare un modello di simulazione del traffico. Digitare a computer i dati relativi ai flussi dei veicoli avrebbe fornito a tavolino, senza colpo ferire, risultati in base ai quali nessun cantiere diurno, con chiusura di una corsia di transito, sarebbe stato aperto in via Borgovico.


Il fatto è, però, che il Piano del Traffico vigente non è quello nuovo, predisposto nel 2017, mai giunto alla discussione e al voto in consiglio comunale, nonostante i quattro anni trascorsi nel frattempo. Lo è invece quello voluto dalla giunta Botta, assessore all’epoca Nini Binda, nel lontano 2001, vent’anni fa. E va da sé che in due decenni il traffico cambia, anche se le strade, a Como, restano miseramente le stesse. E anche gli strumenti tecnologici si aggiornano, sono sempre più raffinati, in un’epoca in cui sperimentiamo automobili senza bisogno di conducenti.

Noi, però, siamo sempre al palo. La mancata discussione e approvazione del Pgtu è un problema e lo sarà sempre di più perché questa omissione rende problematica la gestione dell’ordinario, come è dimostrato dall’esempio fatto, e impedisce molte altre decisioni importanti per una città che ha bisogno di soluzioni per non soffocare, nel vero senso della parola. Il tempo che ci separa dalla fine del quinquennio amministrativo in corso è ormai poco, soltanto qualche mese.

Uno scatto in questa direzione sarebbe importante, ma se non avvenisse il Piano del Traffico dovrebbe essere solennemente assunto come uno dei primi impegni dai candidati al prossimo governo della città. Nel frattempo, confidiamo nella cabina di regia istituita presso la Prefettura per coordinare i lavori sulle strade del Comasco e in autostrada. L’ha chiesta fortemente il sindaco di Cernobbio, l’hanno benedetta tutti gli interlocutori. È potenzialmente un buon metodo e, di fatto, è anche un commissariamento consensuale soft perché siano impediti nuovi disastri.

Un’ultima notazione riguarda la grande occasione persa oltre vent’anni fa quando si rinunciò alla variante di via Borgovico. Mai come in questi giorni ce ne siamo resi conto.

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