Liberi di non amare il calcio femminile

opinioni e commenti di mario guidotti

di Mario Guidotti

Vogliamo subito avvisare il lettore che si sta inoltrando in un pezzo che potrebbe ricevere accuse di  essere politicamente scorretto, secondo i canoni di giudizio sociale attualmente in auge. E, come ne consegue, potrebbe nuocere alla salute. Si sa che da anni dobbiamo tutti attenerci a questo concetto di “correttezza” secondo un pensiero unico che a volte può anche essere condivisibile. Sempre, no. Stiamo per affermare qualcosa che ci porterà accuse di sessismo, machismo, oscurantismo, ma in nome della libertà di pensiero superiamo questa “linea rossa”.

Di calcio femminile non se ne può più. È stato un tormentone per più di un mese. Se si è trattato di un disegno mediatico per riempire il vuoto della fine del campionato (maschile intendiamo) e delle coppe europee, va bene, lo si dice e ci stiamo anche, soprattutto perché il calcio mercato è noiosissimo. Ma che si cerchi di vendere il calcio femminile perché è altrettanto bello e spettacolare, non ci stiamo e riteniamo anzi si tratti di un discorso ipocrita e discriminatorio all’incontrario. E badate bene, non c’entra niente il sessismo o il maschilismo. Chi scrive ha sempre cercato collaboratrici femminili nel proprio lavoro perché ritenute di gran lunga migliori, ma non le avrebbe mai volute come compagne di calcio e calcetto. Non certo per preservare il football come ultima prateria di esclusiva maschile. La stessa persona, e ci scusiamo per la personalizzazione del tema, ha sempre frequentato gli stadi prima con sorella, poi fidanzate, moglie e figlie, spingendosi fino a discutere con le stesse di fuori-gioco, ritenuto ingiustamente da alcuni ultima riserva per soli uomini. Ma questo non toglie che il calcio femminile non sia interessante, bello e spettacolare come quello maschile.

Lo è forse il basket? Avete presente come arrivano al canestro gli uomini e le donne? Cambiando ancora, per quanto siano brave le Williams, perché gli stadi si riempiono di più per Federer e Nadal? Quando si guarda uno sport si cerca l’impresa, il record assoluto, il mito. Se questo viene da una prestazione maschile, l’interesse è lì, e non per il testosterone in campo, ma per il fatto che mi coinvolge maggiormente veder saltare in alto 2 metri e mezzo invece di due, o nove in lungo invece di sette, chiunque lo faccia. In altri sport, dove gareggiano meglio le donne, saranno più apprezzate le ragazze. Ma avete presente la rovesciata al volo di Ronaldo? Nel calcio femminile non ho visto niente di simile. Questo non toglie che le ragazze italiane siano non brave, bravissime, ma non è sopportabile questo clima di “se non ti piace il calcio femminile sei un maschilista retrogrado”.

Se poi dobbiamo strumentalizzare il calcio per affermare i diritti civili, allora è peggio ancora. Lo sport affascina perché il più bravo vince, il più veloce arriva primo, al contrario della vita di tutti i giorni. Quindi, viva il calcio femminile, per chi lo apprezza, ma che ciascuno sia libero di guardarsi e farsi piacere quello che gli pare, senza essere giudicato per i propri gusti, a proposito di diritti civili infatti.

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