Nessuna città è un’isola

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di Giorgio Civati

Nessun uomo è un’isola, si sente dire in uno spot tv (che riprende il famosissimo verso del poeta John Donne). Un concetto che può essere declinato in mille modi. Nessuna città è un’isola, per esempio, è una definizione che ci pare calzi a pennello anche per Como. Prendiamo il caso recentissimo dei passaggi a livello delle ferrovie, che da domani potrebbero diventare una barriera ancora più fastidiosa per il traffico vista la necessità, rilevata dal ministero dei Trasporti e dalle ferrovie, di allungare i tempi di chiusura delle sbarre per ragioni di sicurezza.

Ragioni valide, a occhio, che però si scontrano con quelle di una città – Como appunto, ma non è la sola – tagliata in due da una ferrovia. Salvo novità dell’ultima ora, la decisione è presa: passaggi a livello ancor più chiusi di prima, con buona pace di cittadini, lavoratori, vacanzieri, addirittura ambulanze e mezzi di emergenza.

Ecco dunque che ritorna il concetto di isola, di isolamento e di isolati. Roma, isolata dal resto dell’Italia. Le Ferrovie, pure sorde e lontane dalle situazioni reali e quotidiane dei territori che attraversano. Como, altrettanto sola e isolata rispetto alle decisioni che pure la riguardano profondamente. Altro esempio, i migranti. Se ne discute da anni, tra Como, Roma e Bruxelles e proprio l’Unione europea pare abbia deciso di non decidere, di lasciare ancora sola l’Italia in prima linea su questa emergenza sociale e umana ma anche economica e sanitaria.

Quella redistribuzione annunciata pare un optional per i 27 Stati dell’Unione. E l’Italia, geograficamente una penisola, resta un’isola sola e abbandonata, un avamposto senza retrovie di sostegno e aiuto. Nessuno, intanto, pensi che Lampedusa è lontana e Bruxelles anche: gli sbarchi all’estremo Sud del nostro Paese o le decisioni al Nord di questa malandata Unione europea, infatti, riguardano anche Como, anche i migranti che dormono sotto i portici dell’ex chiesa di San Francesco o in viale Varese. Arrivano qui, i tanti disperati, per cercare altre strade verso un’Europa che sognano accogliente ma che li respinge, e quindi qui, a Como e dintorni, restano loro malgrado.

Altro settore, storia simile: le paratie, che hanno visto la città di Como e Regione Lombardia spesso contrapposte. In un lago di errori servivano prese di posizione forti, ma la sensazione che abbiamo avuto è che Milano fosse “contro” Como. E non ha senso. Se pure i tribunali e magari il voto popolare possono e devono giudicare una storiaccia come questa, uscirne non deve essere una lotta tra parti comunque cointeressate e vicine. Insomma, troppo soli, isolati oltre ogni logica, ci pare un atteggiamento che non funziona. Partendo da Como e dal territorio lariano, il cui spirito di squadra e la capacità di fare rete, di chiedere e se è il caso di pretendere, non sono certo una tra le doti migliori.

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