Parcheggi thriller: la logica sta nei numeri

opinioni e commenti di marco guggiari

di Marco Guggiari

Èstata la settimana del “giallo” dei parcheggi, non nel senso del colore tipico dei posti riservati, ma del  thriller. Che ne sarà della sosta a ridosso delle mura? Sarà ridotta a un massimo di due ore al giorno, con divieto di replica nelle ventiquattr’ore successive e con tariffa aumentata di 50 centesimi per la prima ora? Così sarebbe in base alla delibera di giunta del Comune di Como numero 500 del 6 dicembre 2018. Periodo di sperimentazione: sei mesi dal prossimo mese di febbraio. Zone previste: gli stalli frequentatissimi dei viali Lecco e Varese, a ridosso delle mura, e poi quelli delle vie Manzoni, Foscolo, largo Leopardi, lungo Lario Trieste. Obiettivo di Palazzo Cernezzi: favorire la rotazione. Dopo la generale levata di scudi, però, c’è stata una frenata con tanto di silenzio stampa dell’assessore competente. In attesa di capire cosa accadrà, valutiamo anche altri numeri in questa città eternamente affamata di posteggi e lasciata priva di alternative nell’estenuante, costosa e frustrante ricerca quotidiana. Per decenni le giunta che hanno governato Como non hanno trovato alternative all’afflusso quotidiano di auto private. Non mediante servizi pubblici finalmente adeguati; non tramite una quantità sufficiente di stalli a pagamento calmierato. E proprio questo è il punto, dati alla mano.

Partiamo da lontano. Nel marzo 2001 si calcolava che in città si fossero persi 600 posti “bianchi”, cancellati dalla politica delle tariffe per scoraggiare l’invasione di veicoli privati e (naturalmente) per “fare cassa”. Nel gennaio 2013 si certificava che erano stati eliminati altri 600 posti gratuiti. Più di recente, nel gennaio di quattro anni fa, il censimento degli uffici comunali stabiliva che, in convalle, su un totale di 9.545 stalli, 6.185 erano a pagamento, 919 riservati a residenti o ad altre categorie e meno di 2.500 (uno su quattro) invece gratuiti, sebbene per lo più con obbligo di disco orario. Fuori dalla convalle, invece, nei quartieri di periferia, il rapporto era esattamente di tipo inverso.

Siccome da allora poco è cambiato, se non in peggio per gli utenti, ne deriva un’equazione abbastanza semplice. E cioè che, delle due l’una: o il Comune di Como ripristina e mette prima a disposizione il grande parcheggio dell’area ex Ticosa e poi disincentiva la corsa ai parcheggi sotto le mura, oppure trova le sinergie e le risorse per garantire corse-navetta (vere!) di bus, treni e battelli dalle periferie, dove i parcheggi gratuiti già esistono, e allora fa partire subito il giro di vite sui posti in centro. Altra via non esiste, se non a prezzo di un’impopolarità garantita e giustificata.  Non scommetteremmo un euro, però, sull’adozione di una delle due soluzioni logiche, visti tutti i precedenti: promesse a parole favorevoli agli utenti (a tratti perfino surreali) e stangate, nei fatti, secondo consuetudine.

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