Parola d’ordine: prevenzione

opinioni e commenti di mario guidotti

di Mario Guidotti

Credevamo di avercela fatta. Speravamo che dopo l’estate l’incubo Covid sarebbe sparito, evaporato come l’acqua al sole estivo. Ma soprattutto eravamo convinti di essere fuori dalle insopportabili trasmissioni, notizie, elenchi, grafici, proiezioni, tassi, pareri, opinioni che circondano il mondo del virus. A iniziare dai numeri del contagio, non sempre dati in relazione al numero di tamponi, e soprattutto scollegati dal concetto di contagio o malattia. Sì, perché non sempre si dice che in marzo-aprile, cioè nel momento tragico della patologia i tamponi (che alla fine rappresentano l’unico ma non sempre veritiero indicatore di assalto del virus alle persone, perché la sua negatività non è tale al 100%) venivano fatti nelle zone più massacrate come la Lombardia solo sui malati, mentre adesso prevalentemente sui sani.

E continuando con i cosiddetti talk-show dove sono diventati innumerevoli gli opinionisti che ne dicono di ogni.

Il tutto aggravato dalla polarizzazione vagamente politica della questione. E ti sembrava che in Italia non ci saremmo divisi tra guelfi e ghibellini, bianchi e neri, anche sull’aggressività di un virus, peraltro poco conosciuto anche ai cosiddetti esperti. Cosicché una parte politica che prima minimizzava (ricordate: Milano riparte, o non si ferma, qualcosa del genere, e viva i navigli in festa, etc.) ora è diventata prudentona, mentre quella super-rigorosa ha in seguito quasi negato l’aggressività del virus salvo poi trovarselo cattivissimo sui propri amici e pazienti.

Ma scusate, se neanche i virologi, immunologi, sapientoni vari sanno da che parte rigirarsi (ricordate: “tanto rumore per un’influenza”?), come possono tuttologi permettersi di dire la loro? Pertanto, a tutti quelli che ci chiedono come andranno le cose, la cosa migliore è citare il maestro Zen: “vedremo”. Non è per svicolare la risposta, ma non lo sappiamo. L’impressione è che le cose potranno solo peggiorare in quanto a contagio, ma non è detto altrettanto per quanto riguarda la malattia polmonare seria, che è poi il vero nemico. Inoltre sono migliorate le conoscenze mediche a tale riguardo e ora si cura meglio, anche se l’obiettivo principale resta la prevenzione. Conosciamo quindi molto bene quello che c’è da fare adesso: convivere con il virus.

Vuol dire che una certa fascia di attività umane vanno svolte: lavoro, scuola, e che altro? Resta il dubbio su ciò che è definito non indispensabile.

Dipende dall’asticella che mettiamo. Per chi vive solo, l’aggregazione sociale è indispensabile, altri possono o sanno rinunciarvi. Lo stesso per le celebrazioni religiose, per lo sport, la cultura ed anche lo svago. Il punto, oltre a svolgere o no certe attività, è comunque quello di proteggersi nel fare le stesse. Non smetteremo mai non solo di raccomandare, ma di implorare l’uso delle mascherine, oltre a lavarsi le mani e non starsi addosso. Scontato quest’ultimo? Mah… fate due passi in centro o in un supermercato e guardatevi alle spalle.

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