Rigenerazione urbana. Questa sconosciuta

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di Lorenzo Morandotti

La presenza di un ex glorioso teatro, il malato più grave della cultura comasca, che rischia di cadere a pezzi nel vuoto pneumatico di idee e di progetti, è la ennesima prova che manca a Como un piano di rigenerazione urbana complessiva. Como è città è turistica con tanti alberghi a molte stelle? Bene, ma non sa riprendersi in mano un teatro da 1200 posti e farlo funzionare. Come mai? Chiasso, che ha un decimo di abitanti di Como, con il Cineteatro di via Dante che ha metà capienza, lo ha fatto egregiamente anni fa.  Ah già, gli svizzeri hanno le banche.

Eh no, anche la volontà politica. Il caso, va detto, non è dei più semplici: il Comune  è proprietario del Politeama all’82%, per effetto della Legge Madia ha dovuto dismetterlo come partecipata improduttiva e affidarlo a un mercato che  però non sa che farsene. Il valore commerciale (l’ultima perizia dello scorso novembre parla di poco più di due milioni di euro) è destinato a scendere con l’aria che tira e intanto il Covid ha scompaginato il senso stesso dei luoghi della cultura con la questione del distanziamento. Definire l’ex Politeama una Ticosa bis potrebbe essere  allora fin troppo gentile: come chiamarlo? Nodo irrisolvibile, buco nero, pozzo senza fondo, partita persa, ferita aperta, scacco matto?

Al di là del nome, rimane  il fatto che la città ha un altro pezzo di sé privo di senso e di prospettiva in barba alla sua pur gloriosa storia che interroga i cittadini e gli amministratori da troppo tempo e presumibilmente continuerà a farlo negli anni a venire, sempre più voce nel deserto, a meno che non ci siano interventi risolutivi, scatti di orgoglio, finanziamenti che però non calano dall’alto premendo un bottone.

Non lo hanno fatto prima, figurarsi ora. Manca, ripeto, e il Politeama di tale vuoto è specchio fedele, un piano complessivo per la città e per le sue aree di eccellenza come la zona a lago di cui anche il Politeama fa parte, e la questione incresciosa dello stadio Sinigaglia lo dimostra  in modo lampante. Per il teatro che ha 110 anni, arrivare non in polvere alla prossima decade sarà già un successo.

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